Taxi, non giudicateli solo da una cattedra
… Il decreto legge sulle liberalizzazioni, pomposamente rinominato cresci-Italia dal governo Monti, inizia già a mostrare le sue mancate promesse. Che derivano da errate premesse. Le mancate promesse si manifestano proprio su uno dei più inutilmente roventi fronti accesi per l’ennesima volta come da parecchi anni a questa parte, quello dei taxi. Inutilmente roventi perché è ridicolo – con tutto il rispetto per alcuni accademici, che continuano a pensarla diversamente e su questo a mio avviso sbagliano – credere che coi problemi di competitività e scarsa concorrenza accumulati dall’Italia, siano i taxi il problema numero uno e neanche il numero cinquanta. In ogni caso, a Roma si assiste in questi giorni a che cosa comporti l’aver promesso a voce scandita la liberalizzazione dei taxi. Non solo Giunta e Consiglio comunale hanno messo mano all’ennesimo innalzamento delle tariffe senza neanche ricevute obbligatorie, ma puntualmente i tassisti sono in pre-rivolta, perché gli aumenti sono ben al di sotto del 50% in più già disposto dal Comune per la tariffa urbana dei trasporti pubblici. La premessa sbagliata, in questo caso, è stata di ignorare che la realtà dei problemi connessi ai taxi – per chi li conosce e non li giudica solo da una cattedra – è diversa da città a città italiana. E in nessun altra è pari a Roma, dove la rappresentanza di categoria nei decenni è stata più brava nella cattura del regolatore. Di qui la penosa marcia indietro governativa, risoltasi nel ridare con tante scuse l’ultima parola ai sindaci…
Estratto da www.chicago-blog.it
“Governo Monti: tacchini pubblici spacciati per aquile” di Oscar Giannino – 24.4.2012
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