eroinaUna folle corsa in taxi verso la morte per eroina, con il figlio Stefano di 5 anni portato in gita da Sottomarina a Padova. "Mi lasci davanti alla basilica del Santo, sono arrivato” , ha detto Sauro Finetti, 34 anni, “tu Stefano non ti preoccupare torno tra poco". Il bimbo non si è  impressionato, ha salutato il papà , è rimasto nell’ auto parcheggiata vicino alla chiesa e ha atteso. E’ anche sceso nel cortile e tra i colombi ha giocato sereno, ha scambiato battute con il tassista. Non sapeva che il padre andava incontro alla morte. Sauro Finetti, nato a Rosolina, nel Rodigino, sposato, viveva a Sottomarina in via Zappaterra 38, in un condominio popolare dove le famiglie appendono gli abiti ai poggioli e tirano il filo sul balcone per asciugare la biancheria. E dove tutti si conoscono: tutti sapevano che Sauro sbarcava il lunario come poteva con un figlio sulla schiena e la moglie, Marcella Bellomo, che lavora in una cooperativa. Era stato assunto anni fa come operatore ecologico ad Adria ma quel mestiere non l’ ha mai convinto. Lo faceva per dovere fino a quando non si è rifugiato nella droga. Una vita bruciata presto, sui vent’ anni: attualmente era in cura al "Sert" dell’ ospedale di Chioggia e cercava di uscire con il metadone dall’ inferno dell’ eroina: c’ era quasi riuscito. Grazie all’ affetto della moglie e di quel bimbo Stefano voluto a tutti i costi per restare aggrappato alla vita e non rassegnarsi alla quotidianità della siringa d’ eroina e ai mercanti di morte. Venerdì pomeriggio, Sauro Finetti non ce l’ ha fatta più a tirare avanti con il metadone. E’ sceso in strada ed è salito in un taxi.

Per mano teneva il figlioletto. "Andiamo a fare un giro a Padova", gli ha detto e il piccolo non ha dubitato. Come poteva non credere al babbo? Un viaggio durato quaranta minuti e verso le 16 il taxi arriva vicino alla basilica del Santo. Sauro Finetti scende, si dirige a passi veloci verso Prato della Valle, oggi un immenso parcheggio per automobili e bus. Dell’ antico polmone di verde voluto dall’ architetto veneziano Andrea Memmo ai giorni nostri non resta che qualche platano rinsecchito divorato dalle malattie. Nella canaletta le statue non si specchiano più . Le hanno restaurate, però Prato della Valle è un deserto per i turisti. Da vent’ anni è il regno incontrastato dei tossicodipendenti e degli spacciatori che lì si incontrano, si scambiano la "roba" e gettano le siringhe per terra nell’ erba o nella ghiaia. Non hanno alcuna paura di "bucarsi" davanti alla caserma dei carabinieri, quando scatta la retata vanno tranquillamente in carcere e aspettano senza timore il processo. Pronti a ricominciare appena liberi. Ieri, mentre Sauro Finetti moriva con la siringa piantata in una vena, nascosto dentro un bagno pubblico davanti a Prato della Valle, altri venti tossicodipendenti hanno rischiato di seguirlo nella tomba. L’ ambulanza è stata impegnata a ritmo frenetico una overdose dietro l’ altra. Sembra un bollettino di guerra. Questi ragazzi e uomini, ragazze e donne sanno di giocare con la vita lo sapeva anche Sauro quando ha lasciato il figlio nel taxi per andare a comprare la dose di "roba" tagliata male che l’ ha beffato. E Stefano ha aspettato con pazienza, ormai da tempo rassegnato ai ritardi del papà . Il tassista che l’ ha accompagnato a Padova mette le mani avanti: non poteva assolutamente supporre che quell’ uomo accompagnato dal bambino fosse un tossicodipendente; aveva un aspetto tranquillo e pacato. E poi era con il figlioletto. Chi poteva mai immaginare una storia così drammatica? Doveva solo cercare dei documenti importanti: questione di quindici minuti ma quell’ attesa in auto è diventata un’ eternità . Sono passate due ore. Verso le 19, il tassista stanco di aspettare ha deciso di tornare a Sottomarina. Che poteva fare? Lasciare il bimbo di 5 anni sulla strada ad attendere il padre o mettersi a cercare quell’ uomo per la città ? Stefano non ha perso la calma. Col papà ci stava poco: vive con la nonna e la mamma. In macchina nemmeno una lacrima o una debolezza. Era una gita dal mare alla città , con i gabbiani che si alzano in volo tra la salsedine della Laguna che comincia a svegliarsi con il sole. Non ha pianto, Stefano. Verso le 8 di sera il tassista ha suonato al campanello di via Zappaterra 38 a Sottomarina. Il bimbo è sceso dall’ auto. La gita era finita. Ha cercato mamma Marcella, ma era ancora al lavoro. E così il tassista ha consegnato il bambino alla polizia. Non c’ è voluto molto per capire cos’ era successo. Una telefonata ai Pronto soccorso di Padova ed è arrivata la risposta, un vigile urbano ha trovato un uomo morto in un bagno con la siringa piantata nel braccio. Stefano ancora non lo sa.

(Il fatto è realmente accaduto nel Veneto. Nomi e luoghi sono stati modificati)