Letteratura e Taxi
Michael, il tassista poeta dei Black Cab
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“Guido un taxi. Scrivo poesie e canzoni sulla vita. Lascio le poesie sul sedile posteriore del mio taxi da far leggere ai passeggeri”: così si presenta il tassista londinese Michael Dennis su Twitter. Quel che inizialmente era solo un un piccolo atto di vanità di un aspirante scrittore si è trasformato in breve tempo in un grande successo. I suoi scritti sono stati infatti letti in radio e in TV e sull’onda della popolarità, Michael ha persino realizzato il canale personalizzato “The Black Cab Poet Channel” su YouTube nel quale raccoglie la sua “opera omnia”.
Tratto da Tipi Metropolitani
Nero Bolognese
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“…Viola uscì in Strada Maggiore, deserta a perdita d’occhio. L’asfalto era ancora bollente e l’aria un brodo saturo di miasmi. Il cielo nuvoloso si accendeva senza sosta, colorando di giallo gli ultimi piani dei palazzi. Corse ancora, disperata, tra insegne spente e strade deserte. Si precipitò tra vicoletti bui e pietrosi, dove occhi di gatti randagi vagavano inquieti come fuochi fatui. Schivò gli ubriachi, i barboni mezzi nudi e le loro proposte oscene. Corse che i polmoni le facevano male nel petto, fino a quando vide la luce, in lontananza. Verde e bianca: Empi Sushi Bar. Alcuni ragazzi, sulla porta, fumavano e bevevano birra. La guardarono incuriositi. Solo allora, con la bocca spalancata e gli occhi venati, si voltò. Nessuno. La strada alle sue spalle era completamente deserta. Entrò nel locale….”
Terzo romanzo di Roberto Carboni, taxista di giorno e scrittore di notte, nato a Bologna, la città che ama e che vive tutti i giorni cogliendone il carattere grazie alla sua sensibilità e alle persone, le storie che la percorrono assieme a lui, avanti e indietro durante il suo lavoro. “La carezzano, la graffiano. Ci sono tante Bologna, alcune si vedono e le conoscono tutti, molte invece rimangono nascoste ma sono altrettanto affascinanti.” .
Tassisti, scrittori mancati (o quasi)
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L’ultimo in ordine cronologico ad essere assurto agli onori delle cronache letterarie è l’australiano Martin Edmond che, dopo aver guidato per anni taxi nel traffico di Sidney, si è dato ai romanzi e si è portato a casa quest’anno il premio Copyright Licensing Limited. Con il suo The Zone of the Marvellous ha vinto, così, l’equivalente di più di 26 mila dollari Usa. Con questi soldi adesso spera di lasciare il volante e prendere per sempre la penna in mano. Ma la lista dei tassisti-scrittori è lunga e risale indietro nel tempo. Il loro mondo sembra da anni un luogo ideale per produrre nuovi talenti, come dimostra anche la storia di Melissa Plaut. Colpa forse di quell’osservatorio privilegiato, dal punto di vista sociale, culturale ed antropologico che è rappresentato da una normale corsa di taxi. Solo negli Usa dagli anni ’20 ad oggi la categoria ha sfornato qualcosa come una trentina di libri. Il primo fu, nel 1929, Robert Hazard con il suo Hacking New York, una cronaca fedele della sua vita in auto. Tra i “cubbies” più importanti, questo il soprannome familiare dato dagli americani ai loro taxi-driver, spicca Ryan Weideman che oltre a scrivere amava anche scattare foto ai suoi clienti. Uno di loro era un signore di nome Allen Ginsberg, padre della beat generation. Ryan gli scattò una foto mentre il famoso poeta gli stava dedicando una sua poesia per pagare la corsa. Per il furbissimo tassista fu la svolta. Con il suo volume di foto In my taxi è riuscito perfino a vincere la prestigiosa borsa della Fondazione Guggenheim. (Panorama)
Nella foto: Melissa Plaut

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